Julian Assange, la corte inglese concede l'estradizione: l'indiscrezione

Ci sono pessime notizie per Julian Paul Assange, il coraggioso diffusore di materiale top secret che da davvero troppi anni è perseguitato dalla giustizia statunitense. I magistrati del Westminster Court di Londra avrebbero infatti promulgato una sentenza in cui si dichiara che ci sono gli estremi per rimpatriarlo negli Stati Uniti ed essere processato su territorio americano. Ricordiamo che l’attivista australiano rischierebbe una condanna a 175 anni di carcere che si commuterebbe, ovviamente, nel carcere a vita. Il fondatore di WikiLeaks, infatti, con la diffusione di materiale secretato, avrebbe commesso un crimine tale da compromettere la sicurezza nazionale d’oltre oceano. Rimane da dire, però, che le pubblicazioni più importanti riguardano i bombardamenti nello Yemen, le esecuzioni extragiudiziarie da parte della polizia keniota e le sconcertanti e-mail del governo turco dopo le purghe del governo Erdoğan nel 2016. Tutte notizie di elevatissima importanza che senza l’aiuto del giornalista non sarebbero mai arrivate al grande pubblico e che sarebbero rimaste colpevolmente insabbiate.

Assange, dopo essere stato per 7 anni recluso nell’ambasciata ecuadoriana a Londra dove è riuscito a trovare asilo politico, è stato da poco tradotto nel carcere di Belmarsh e proprio qui sarebbe stato raggiunto  dalla sentenza della procura inglese che invalidava quella precedente. Nel gennaio dell’anno scorso, infatti, era stato considerato inabile al trasferimento nelle carceri americane per motivi di salute. Secondo le procedure statunitensi, appunto, sarebbe stato subito tradotto in un carcere di massima sicurezza in attesa della sentenza e ciò era stato dichiarato inapplicabile per il suo stato mentale dalla corte inglese. Dopo, però, le rassicurazioni ufficiali da parte del governo USA nei confronti della giustizia inglese, si sarebbe deciso di inviarlo in un istituto  con un regime detentivo di minore impatto e questo avrebbe permesso di emettere la sentenza del Westminster Magistrates’ Court di pochi giorni fa dove veniva concesso il trasferimento al di là dell’ Atlantico.

Sperando almeno che Wikileaks possa continuare nel suo fondamentale lavoro di divulgazione, guardiamo con preoccupazione a quello che sta accadendo in questi giorni. Riteniamo, infatti, che per essere sicuri di non essere scoperti, basterebbe semplicemente non commettere atti irricevibili. Se eccidi e torture devono rimanere nel silenzio per la famigerata ragion di Stato, non è davvero chiaro chi è che ne beneficerebbe davvero se non i carnefici. Speranzosi in una nuova sentenza che possa ribaltare quest’ ultima, auspichiamo almeno ad un regime di detenzione che non aggravi lo stato di salute dell’australiano. Non ci rimane, allora, che augurargli buona fortuna sperando in una sentenza il più giusta possibile.

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