"Tecnologia educativa", viene creata un'intelligenza artificiale che interpreta le emozioni degli studenti: tutti i dettagli

Il mondo dell’insegnamento ha subìto diversi cambiamenti nel corso degli anni tanto che fra gli intellettuali è dibattuto il concetto di “fenice pedagogica”. Da un’ insegnamento classico, impostato sui tradizionali rapporti docente-discente con l’obiettivo di “riempire” la mente dell’allievo con le conoscenze già acquisite dall’ insegnante, si è andati sempre più verso un approccio che coinvolgesse lo studente in modo attivo e compartecipe. I nuovi modelli pedagogici, infatti, sono orientati all’acquisizione dei feedback che classe e docente si scambiano vicendevolmente e la ricerca in merito non poteva non coinvolgere anche le ultime innovazioni in campo tecnologico. Oggi si parla, infatti, di un nuovo ambito di studi racchiusi sotto il nome di “Tecnologia educativa” e questo settore è, come può facilmente immaginarsi, in continuo sviluppo.  La tecnologia educativa si interessa, infatti, dello “studio e la prassi etica di facilitare l'apprendimento e migliorare le prestazioni creando, utilizzando e gestendo adeguati processi tecnologici e risorse”. È proprio di questo, allora, l’argomento di cui oggi andremo a parlarvi e cercheremo di capire cosa ci attende dietro l’angolo.

Dalla partnership fra Classroom Technologies e Intel è infatti nato un nuovo progetto rivolto proprio alla raccolta ed elaborazione di dati forniti dagli studenti tramite la comunicazione non verbale. L’idea alla base è quella di filmare gli studenti tramite telecamere 3D e fare elaborare i dati ad una intelligenza artificiale. Il genere di dati che verrebbero ad essere analizzati sarebbero, precisamente, i segnali non verbali che gli allievi trasmettono più o meno consapevolmente. In tal modo si renderebbe possibile fornire un quadro preciso al professore delle sensazioni e degli stati d’animo della classe,  premettendo un adeguamento  idoneo delle strategie educative da adottare nei vari contesti.

Ciò detto, è necessario sottolineare che i lavori non sono ancora terminati e si è ancora in fase progettuale. Quello che è certo è che nei propositi degli sviluppatori c’è l’integrazione di questo algoritmo nelle funzionalità di Zoom. Piattaforma, questa, tra le più usate per l’e-learning, vedrebbe confermarsi ancora una volta come il luogo virtuale preferito per l’apprendimento on-line. Se, quindi, numerosi sono i vantaggi che potrebbero verificarsi con l'utilizzo di questo algoritmo, altrettante sono però le perplessità che esso suscita. La consapevolezza degli studenti di essere osservati ed analizzati in continuazione potrebbe inficiare la qualità dei dati ricevuti e, oltretutto, potrebbe avere anche ricadute psicologiche sull’intera classe. A ciò vada aggiunto che alcuni aspetti del linguaggio non verbale cambiano di area geografica in area geografica e la possibilità di analizzare comunità diverse di studenti tramite un solo algoritmo fa sollevare molti sopraccigli. Sperando che gli studi in merito portino almeno a buone notizie, attendiamo curiosi i risvolti della faccenda.

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