La NASA trasmette un ologramma a bordo della ISS: quello che c'è da sapere

Aiutami, Obi-Wan Kenobi: sei la mia unica speranza! Queste le parole che l’ ologramma della principessa Leila rivolgeva al canuto cavaliere Jedi. Film di fantascienza, dunque, ma forse non così tanto come si crede. La tecnologia olografica, infatti, non è qualcosa che deve essere ancora sviluppata e la sua scarsa conoscenza deriva dalla sua limitata diffusione. In realtà, infatti, la sua invenzione risale addirittura a più di 60 anni fa da parte del premio Nobel Dennis Gabor. Gli ologrammi, infatti, già sono tra noi e il loro utilizzo si sta diffondendo, adesso, con una certa rapidità. Quello che è accaduto in questi giorni è, infatti, un nuovo spettacolare utilizzo di questa tecnologia da parte dell'agenzia spaziale americana, la celeberrima NASA. Un'intera equipe di chirurghi è stata "teletrasportata" sulla ISS, la stazione spaziale internazionale, grazie alla tecnologia olografica e i grandi vantaggi che deriveranno da questa nuova applicazione saranno molteplici.

Dall’ unione dei termini hologram e teleportation nasce, infatti, l’ “holoportation”. Questo il nome della tecnologia utilizzata da NASA per l’ISS che è riuscita a portare il Dottor Josef Schmid e la sua equipe di chirurghi sulla stazione spaziale internazionale nella veste di ologrammi. Andrew Madrid, Fernando De La Pena Llaca, Rihab Sadik, Kevin Bryant, Mackenzie Hoffman, Wes Tarkington ed il capoprogetto Schmid, 7 in tutto i medici che sono stati proiettati nello spazio senza staccare neanche un piede da terra. Ecco allora che la fantasia in merito ai campi applicativi di questa tecnologia corre in mille direzioni. Se sorvoliamo su quelle più immediate, come l’utilizzo in videoconferenze o per una comunicazione da parte degli astronauti con i propri affetti sulla Terra, quello che ci aspetta è un grande balzo in avanti in ambito tecnologico.

Inviare ologrammi nello spazio servirà, soprattutto, a diminuire l’immenso carico di lavoro a cui gli astronauti sono sottoposti quotidianamente. Le competenze che questi, infatti, devono avere per mettere piede sull’ISS non sono solo di natura astrofisica o ingegneristica. Dalla biologia alle nozioni fondamentali di medicina, gli astronauti, ad esempio,  devono essere sempre in grado di riparare la propria tuta spaziale o intervenire, anche medicamente, qualora fosse necessario su un proprio collega. Grazie all’holoportation invece, da oggi sarà possibile rivolgersi a tecnici specializzati che potranno “intervenire sul posto” senza correre alcun rischio. Se nello spazio, poi, è impossibile trovare un medico o un ingegnere, lo stesso dicasi per diversi luoghi della Terra. “Oloportare” un chirurgo in zone di guerra o un’ ingegnere nei pressi di una infrastruttura pericolante potrà comportare enormi vantaggi a tutti noi, a condizione che questa tecnologia si diffonda presto e raggiunga costi accessibili. Attendiamo allora ulteriori sviluppi fiduciosi in applicazioni di questa tecnologia che apporti vantaggi al numero maggiore possibile di persone.

LEGGI ANCHE: Elon Musk e i viaggi su Marte, quanto c'è di vero? Le ultime novità riguardanti Space-X

Lascia un commento