Hubble ha scoperto un buco nero primordiale, ha più di 13 miliardi di anni: tutti i dettagli

Da quando ultimamente è stato effettuato il lancio del telescopio spaziale più avveniristico di sempre, il James Webb Space Telescope, il celeberrimo Hubble sembra essere passato in secondo piano, ma non dobbiamo sottovalutare quello che l’HST è ancora in grado di fare. Lanciato nell’ormai lontano 1990, il telescopio spaziale Hubble sta durando infinitamente oltre il suo ciclo vitale prefissato ed ha apportato decisivi slanci allo sviluppo dell’astronomia e dell’astrofisica. Quello che è riuscito a “catturare” ultimamente ha, però, qualcosa di incredibile anche per la sua gloriosa carriera e la nostra gratitudine verso questo memorabile strumento scientifico ha decisamente superato ogni limite. Secondo gli specialisti, infatti, quello che è stato osservato di recente sarebbe un buco nero supermassivo di circa 13 miliardi di anni capace di rivoluzionare gran parte delle supposizioni scientifiche che fino ad oggi rimanevano, purtroppo, solo congetture.

Nell’area di osservazione astronomica Great Observatories Origins Deep Survey-North (GOODS-North) è stato, infatti, individuato da Hubble un oggetto astronomico che potrebbe essere uno dei buchi neri più antichi mai comparsi. Denominato “GNz7q” questo buco nero ancestrae si sarebbe formato “appena” 750 milioni di anni dopo il Big Bang e quindi avrebbe un’età che si avvicinerebbe ai 13 miliardi di anni. Oltre alle cifre da capogiro, però, quello che davvero interessa gli astrofisici è che buchi neri di questa portata erano stati, fino alla scoperta di GNz7q, solo ipotizzati e nonostante gran parte della comunità scientifica concordasse sullo loro esistenza non si era mai riusciti ad ottenere prove tangibili. Dopo la scoperta effettuata da Hubble, invece, si è avuta la possibilità di constatarne l'esistenza e quelle che fino ad oggi erano solo simulazioni ipotizzate su buchi neri di tale foggia, hanno trovato finalmente dimostrazione

Le teorie sui buchi neri supermassicci hanno trovato,appunto, conferma nella scoperta di Hubble e adesso sappiamo con certezza che trascorrono parte del loro ciclo vitale al centro  di una galassia primordiale denominata “Starburst”, per poi trasformarsi in Quasar. Molte rivelazioni stanno per arrivare, prossimamente, riguardo la nascita dell’universo e sulla sua espansione e ancora una volta dobbiamo ringraziare Hubble. La prossima volta che alzeremo il naso verso il cielo notturno, allora, cerchiamo di dedicare un pensiero non solo alle fulgide stelle ma anche a quell’ammasso di metallo che, nel freddo cosmo, lavora per noi ormai da più di 30 anni. Grazie Hubble, per tutto quello che hai fatto e che sicuramente continuerai a fare.

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