Google Maps, la nuova grana si chiama "review bombing": cos'è e quali problemi comporta alle attività commerciali

Il  “review bombing” ultimamente sta prendendo sempre più piede. Si sta diffondendo, infatti, la pratica di lasciare molteplici recensioni negative da un grande gruppo coordinato di persone ( o un singolo individuo con moltissimi account)  per boicottare o sabotare l’opera di diverse compagnie. Uno dei servizi maggiormente interessati da questo fenomeno è il celeberrimo Google Maps. Ogni giorno, infatti, intorno ai 20 milioni di utenti rilasciano una serie di contenuti fuorvianti per la corretta qualità del servizio. Dalle false informazioni sugli orari di apertura e chiusura di attività commerciali alle foto geolocalizzate ad hoc, milioni e milioni sono stati i dati inviati a Google Maps al fine di sabotare il celeberrimo servizio a cui, sempre più spesso, ci affidiamo per orientarci.  Basti pensare che nel solo anno 2021 sono state eliminate oltre 100 milioni di informazioni distorte e il numero di profili falsi che sono stati bannati si aggira intorno ai 7 milioni.

Ma perché si è diffuso a macchia d’olio questo fenomeno che coinvolge numerose compagnie? Diverse possono essere le motivazioni. Semplice “trolling”, pubblicità negative a competitor commerciali, azioni coordinate di consumatori che intendono deliberatamente nuocere alle società da cui hanno acquistato un prodotto non soddisfacente ed altro ancora. Non è possibile attribuire una sola causa al diffondersi del “review bombing”, quello che sappiamo però è che se non si vuole che i servizi telematici basati sull’elaborazione di dati forniti dall’utenza cessino una volta per tutte di funzionare correttamente, bisogna prendere contromisure efficaci in tempi brevi.

La motivazione che avrebbe spinto l’utenza di Google Maps a coordinarsi al fine di rilasciare un gran numero di dati fake, potrebbe essere rintracciata nella nuova politica sulla sicurezza dell’azienda di Mountain View. Tantissimi sono stati i feedback negativi che l’azienda ha ricevuto riguardanti le nuove policy sulla sicurezza e non è da escludere che sia stata proprio questa la causa dell’ultima gatta da pelare in casa google. Se, però, un colosso come l’azienda californiana dispone sicuramente delle risorse per scovare e gestire le informazioni fuorvianti, non si può dire lo stesso per diverse compagnie del mondo del gaming dove il “review bombing” è da tempo un costume consolidato. I fiumi di recensioni negative, infatti, sono ormai all’ordine del giorno nell’ambiente videoludico e se grandi case come la “Rockstar” potrebbero essere capaci di gestire il fenomeno, ciò non si può dire per un grandissimo numero di case minori e indipendenti. Sperando che Google riesca a risolvere senza intoppi tutti i problemi, ci chiediamo allora se il futuro dei servizi basati sui dati forniti dall’utenza abbiano ancora un futuro davanti a se.

LEGGI ANCHE: Google Meet, l'aggiornamento che attendevano tutti: succederà a fine riunione

Lascia un commento