Age of Empires V, ci saranno contributi dell’Università dell’Arizona: i dettagli dell'iniziativa

Age of Empires V è di sicuro il titolo più apprezzato quando si parla di videogiochi strategici in tempo reale. Ultimo capitolo della celeberrima saga di videogames basata su eventi storici realmente accaduti, AOV è stato addirittura utilizzato come modello didattico  in un corso di storia tenuto all’Università dell’Arizona intitolato “Illumiated History Experience”. L’ateneo ha infatti annunciato che è in corso una collaborazione con la compagnia che ha gestito lo sviluppo del celeberrimo gioco e siamo lieti di annunciare che il progetto ha riscontrato notevole successo. Il franchise di Age of Empires, d'altronde, ha creato una community di appassionati di storia fin dai suoi primi passi.

L’idea della collaborazione è nata, infatti, diversi  anni fa, ed è frutto dell’ingegno  del direttore esecutivo delle iniziative aziendali e dello sviluppo aziendale per Arizona Online, Kara Aquilano Forney, e Will McCahill, business lead di World’s Edge di Microsoft. Sostiene la  Forney:  “Will e io abbiamo iniziato a discutere di una partnership che utilizzasse Age of Empires come modo per ampliare le occasioni di apprendimento e migliorare l’esperienza anche  per i giocatori. Appena ho scoperto che avevamo due professori che erano appassionati giocatori, ed uno di loro era anche  un medievista, ho siglato subito l’accordo. Abbiamo iniziato a parlarne prima della pandemia di covid-19, che poi ci ha fatto tornare indietro di un intero anno. Ma ora siamo finalmente giunti a un punto in cui possiamo annunciare la collaborazione e non potrei essere più entusiasta”.

Gli studenti dell’ Università dell’Arizona avranno allora la possibilità di studiare mentre si divertiranno a far riaccadere eventi storici memorabili. Otterranno infatti diversi crediti formativi semplicemente giocando ad Age of Empires V e svolgendo delle specifiche attività previste dal corso di Illumiated History Experience. Senza dubbio questo è un approccio inconsueto alla didattica e non sappiamo quanto successo possa riscontrare in ambito accademico.  Va infatti ricordato che troppo spesso si rilasciano dichiarazioni superficiali riguardo la diseducatività dei videogiochi ed è facile supporre che questo pregiudizio sia anche abbastanza diffuso. Non è in discussione, però, che moltissimi studenti intendano ringraziare Kara Aquilano Forney e  Will McCahill per aver introdotto il fattore videoludico in quello dell’apprendimento.  Speriamo allora che i risultati che possano derivare da questo innovativo approccio siano tali da far riconsiderare l’opinione che generalmente si ha riguardo al mondo dei videogames. Non ci resta che augurare  buono studio ai ragazzi ed alle ragazze dell’università dell’Arizona sicuri che possano imparare molto e divertirsi altrettanto

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