App con dati sanitari violano la privacy? Il Garante apre un'istruttoria: i possibili scenari

Tantissime sono state, e continuano ad essere, le perplessità che suscitano le app che trattano ed analizzano dati sanitari. Dalla loro effettiva efficacia alle metodiche di trattamento dei dati personali, in molti sollevano dubbi riguardo l’utilizzo di queste applicazioni. A complicare la situazione si aggiunge, allora, l’istruttoria che da poco è stata aperta dal Garante per la privacy riferita alla protezione dei dati sensibili. È da diverso tempo che l’attenzione degli organi di controllo sui possibili  utilizzi illeciti di informazioni personali da parte di applicazioni che elaborano dati sanitari è all’ordine del giorno. Durante le (si spera) principali ondate di pandemia di Covid-19, in moltissimi hanno scaricato sui propri cellulari diverse app sviluppate allo scopo di proteggerci dal contagio grazie all’elaborazione di dati ricavati dalle informazioni sanitarie di chi ci stava intorno. Quanto di quello che è accaduto è stato, però, in linea con le nostre leggi in merito alla tutela della privacy? E’ proprio questo che si chiede il Il Garante per la protezione dei dati personali che, tramite l’apertura di un’istruttoria, intende vederci più chiaro.

L’app incriminata sarebbe stata sviluppata dalla Associazione Covid Healer Onlus e quello che sembra sia accaduto lascia immaginare una certa disinvoltura nel trattamento dei dati sensibili. Nello specifico, secondo la legge italiana ci sarebbero determinate categorie di informazioni che dovrebbero essere precluse a qualsivoglia trattamento se non per motivazioni di imminente pericolo,  come, ad esempio, ragioni di ordine pubblico. Le condizioni emergenziali dovute alla pandemia hanno, va detto, reso necessari grandi sforzi in tempi brevissimi e gran parte di quanto accaduto negli ultimi due anni ha contribuito a creare una fitta  giungla normativa che, con il cessare dello stato d’emergenza, comincia  mostrarsi in tutta la sua inestricabilità. Sta, adesso, ai vari organi di controllo avviare le dovute indagini e cercare di fare chiarezza il più velocemente possibile.

Il Garante dovrà allora deliberare in merito alle finalità che muovevano l’ Associazione Covid Healer Onlus a trattare i dati sensibili raccolti tramite la sua applicazione “C-Healer”. Quello che rimane da appurare è se le metodiche emergenziali per contrastare l’emergenza epidemiologica abbiano indotto involontariamente a trascurare alcuni aspetti legali inerenti le policy sulla privacy o se, molto peggio, qualcuno tramite C-Healer ne abbia approfittato di proposito per scopi speculativi. Negligenza o furbizia, dunque? Staremo a vedere. Quel che è certo è che gli sviluppi della vicenda non tarderanno ad arrivare e che i nostri dati sensibili sembrano essere sempre meno protetti giorno dopo giorno.

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