Ancora grane legali per Apple, un'ex dipendente (licenziata) denuncia violazioni della privacy

Stando alle dichiarazioni di Ashley Gjøvik, ex dipendente di Apple, la società per cui lavorava l’ha ingiustamente licenziata alla luce delle sue preoccupazioni riguardanti vari aspetti irregolari della sua condizione lavorativa, fra le quali figurerebbero addirittura violazioni in merito alla sicurezza sul posto di lavoro. Gli organismi di vigilanza sulla privacy in Europa, allora, hanno nuovamente focalizzato le proprie attenzioni sul colosso di Cupertino e stanno iniziando ad operare i dovuti accertamenti sul caso. L’azienda, come è noto, non è nuova a condotte non completamente cristalline sia riguardo l’ambito strettamente lavorativo dei suoi dipendenti, sia in merito alle proprie policy d’acquisto inerenti i suoi prodotti sull’ AppStore. Diamo adesso un’ occhiata più da vicino, allora, a cosa sia accaduto in questo specifico caso e cerchiamo di chiarire in cosa consistano le accuse che l’ex senior manager del programma di ingegneria muove all’azienda californiana.

Stando al rapporto che The Verge ha pubblicato nell’agosto 2021, molte sono le violazioni riscontrabili nell’ambiente lavorativo di Apple, soprattutto quelle inerenti la privacy del proprio personale. Proprio in quei giorni Ashley Gjøvik, dopo alcune veementi proteste sul sessismo insostenibile al quale, stando alle sue dichiarazioni, era costretta a sottostare, era stata messa in congedo amministrativo. Evitando di cadere nello sconforto che avrebbe sopraffatto molti di noi, però, la Gjøvik non si è persa d’animo ha immediatamente  presentato diverse denunce al National Labor Relations Board degli Stati Uniti. Questa organizzazione è, appunto, la massima agenzia governativa federale degli Stati uniti d’America che ha il compito di tutelare i diritti dei lavoratori. L’ ex senior manager non ha titubato neanche un minuto nel rivolgersi direttamente all’istituto e a quanto pare è stata prontamente ascoltata. Le accuse alle quali si è prestata maggiore attenzione sono quelle riguardo le politiche inerenti la privacy e i maggiori istituti di controllo internazionali si sono mossi per indagare adeguatamente sulla faccenda.

Stando a quanto sostiene la Gjøvik, il gigante di Cupertino avrebbe utilizzato le accuse collegate alla tutela della privacy del personale come pretesto per licenziarla. Le vere motivazioni sarebbero da rintracciare, secondo questa tesi, nelle problematiche legali inerenti la sicurezza sul posto di lavoro, che il capo ingegnere soleva lamentare con frequenza. Tra gli uffici coinvolti nella faccenda troviamo allora l’Ufficio del Commissario per le informazioni del Regno Unito (ICO), la CNIL francese e vari altri regolatori della privacy dell’UE, che nei prossimi tempi si esprimeranno dopo avere appurato i fatti con le dovute indagini. Neanche un momento di pace per Apple, dunque. Aspettiamo curiosi allora, nei prossimi mesi, se ci saranno ulteriori risvolti della faccenda sperando che i diritti dei lavoratori vengano sempre rispettati.

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