Apple finisce (di nuovo) nel mirino dell'Antitrust europea: c'entrano Spotify e i metodi di pagamento

È da un po’ di tempo che dal punto di vista fiscale Apple è entrata nel mirino della Commissione Europea. E’ stata infatti appena presentata una accusa presso l’antitrust in merito alle politiche di pagamento riferite alle applicazioni inerenti servizi di streaming musicale presenti nel suo App store. Come è già spesso accaduto, anche questa volta sono i pagamenti digitali ad essere non in linea con le normative europee. Nello specifico, è proprio la maggiore tra le applicazioni di streaming musicale presente sul suo negozio digitale a presentare questi eventuali problemi di natura legale, la celeberrima Spotify. Applicazione tra le più note in assoluto nel mondo della fruizione di musica on-line, nella sua versione IOS per le politiche di Apple non permetterebbe di informare, nel suo contratto inerente le commissioni sulle transazioni, nessun altro metodo di pagamento oltre a quello abituale.

Nonostante la causa non sia stata ancora avviata, in molti sostengono che sia alle porte. Se non negli immediati prossimi giorni, secondo diverse fonti provenienti da Reuters, potrà essere intentata dopo le festività di Pasqua e di sicuro entro e non oltre la prossima settimana.  Bisogna stare attenti a diversi fattori in questa delicata situazione. Lo scenario da considerare è quello in cui l’Unione Europea sarà intenta a concretizzare il Digital Market Act, che costringerà i colossi della tecnologia a riformulare le proprie politiche fiscali e di pagamento. I punti cardine del DMA vanno, appunto, dalla trasparenza pubblicitaria alle politiche di accesso ai dati, ed è a questo punto tutta da constatare dove e se ci siano possibilità per operare in tal senso nei confronti di Apple dal punto di vista legale. Le sanzioni previste dal DMA non sono trascurabili, nemmeno per le big tech, e possono arrivare fino all’esborso del 5% del fatturato medio giornaliero, non proprio spiccioli calcolando gli introiti dell’azienda di Cupertino.

Queste sanzioni però non possono essere operate prima dei prossimi due anni, concedendo di fatto un ampissimo spazio di manovra alle aziende e rivelando la volontà da parte dell’ Unione Europea di non adoperare misure draconiane favorendo  un progressivo adeguamento in tempi organici. Ricordiamo, però, che di recente proprio la Apple in Olanda ha preferito pagare settimanalmente una sanzione da 5 milioni di euro affinché non venissero apportate modifiche riguardo la gestione di app da terze parti sul suo store. Facebook poche settimane fa minacciò di abbandonare il mercato europeo proprio in virtù delle sempre più stringenti normative riguardanti la privacy. La prossima settimana sarà, allora, decisiva tanto per l’azienda della mela quanto per l’Unione Europea in un momento storico che, senza ombra di dubbio, potremmo definire  tutt’altro che tranquillo.

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